Scheidung macht frei

il divorzio rende liberiA che serve celebrare il giorno della memoria contro il nazismo passato quando si resta con le mani in mano di fronte al nazismo presente?

Scrivo dalla Germania, nel Giorno della Memoria. Ieri, sera, durante il viaggio dall’Italia, ascoltavo (per fortuna per radio non vengono trasmetti solo radiogiornali femministi) “Il giardino dei Finzi-Contini”.

Il padre del protagonista, il quale, tanto ingenuamente quanto pervicacemente, si ostinava a sostenere che “l’Italia non è la Germania, Mussolini non è Hitler, in Italia si può ancora vivere, si può possedere, si può godere dei diritti fondamentali…”

Ora noi (intendo come maschi eterosessuali) siamo in una situazione simile a quella della comunità ebraica ferrarese: non ancora apertamente attaccati, ma già “avvisati” che altrove (nel nostro caso in Scandinavia e negli Usa) le cose volgono al peggio.

Laddove c’è il privilegio e la disuguaglianza, laddove alcuni hanno diritti ed altri no.. La c’è la cultura nazista.” [ PRIMO LEVI ]

Proprio oggi la commissione sull’uguaglianza di genere del parlamenteo europeo ha votato una proposta di risoluzione per considerarci tutti criminali.

Si può dire che rispetto alle leggi razziali noi potremmo evitare la persecuzione smettendo di essere noi stessi. Ma, per ovvi motivi biologici, data la condizione attuale dell’oligopolio sessuale delle sedicenti donne-oneste, abbiamo così poche possibilità di sopravvivere altrimenti quante ne aveva un ebreo medio cui fosse tolta la possibilità di lavorare.

Non è razzismo questo? Non prelude a maggiori e più gravi persecuzioni? Solo gli ingenui (o i mentitori servi del potere occidentale filofemminista) possono pensarlo.

L’unica differenza sta nelle maggiori ipocrisie e perfidie delle donne femministe rispetto ai brutali ma più “onesti” nazisti.

Mentre questi, infatti, non avevano vergogna a dichiarare come tali i propri nemici e a proclamare i propri barbarici fini, quelle pretendono pure di essere le paladine della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza e della giustizia, proprio mentre, con le leggi pseudoegalitarie e le loro interpretazioni a senso unico, stuprano ogni diritto ed ogni ragione. Vogliono distruggere l’uomo (anzi, alcune dicono “rieducarlo”, proprio come si fa per i cani e si faceva nei regimi totalitari) e pubblicamente ci sorridono dichiarandoci di non avere nulla contro di noi.

I “primitivi” nazisti usavano una propaganda esplicita e quindi riconoscibile. Le “raffinate” femministe usano tanti tipi (e tanti canali, dalla scuola ai films, dalla “pubblicità progresso” ai blog) di propaganda sottile e irriconoscibile (perchè mescolata ad apparenze pacifiche ed egalitarie).

Sono semplicemente più brave a mentire, perchè sanno mescolare qualche verità a grandi bugie.

Il resto, dal vittimismo “storico” per guadagnare un credito morale infinito con cui giustificare ogni iniquità presente ed ogni tirannia futura, alla “tutela della sicurezza” e della “dignità” per giustificare leggi illiberali, dalla propaganda volta a presentarsi come superiori e a spiegare la mancanza di prove su ciò con torti subiti da noi (che ricopriamo quella parte “ambigua” di inferiori-ma-eterni-malvagi-oppressori attribuita dalla ideologia nazista dagli ebrei) alla distruzione della presunzione di innocenza (i casi Parlanti, Assange e DSK sono solo la punta dell’iceberg) e della responsabilità individuale (in favore di quella di “razza” e, nel caso attuale, di “genere”) è IDENTICO.

Forse non stermineranno esplicitamente milioni di uomini, ma sicuramente il loro obiettivo sta tra il non farci più nascere (già studiano mondi belli e possibili senza uomini, a partire dalla “riproduzione senza il maschio”, dalle coppie di lesbiche, dallo sperma artificiale) e il rendere la vita impossibile a chi già è nato (instillando complessi di inferiorità da piccolo tramite la cultura ufficiale scolastica – per la quale tutto quanto è più o meno giustificatamente visto come maschile è definito brutto, cattivo, impuro, primitivo, violento, semplice, mentre tutto quanto è più o meno arbitrariamente presentato come femmiile risulta bello, buono, puro, avanzato, pacifico, complesso- frustrazioni sempiterne d’ogni disio, senso di nullità davanti alla bellezza e umiliazioni pubbliche e privatete da adolescente tramite lo stile pubblicitario e hollywoodiano – in cui il maschio è presentato costantemente o quale bruto e violento da punire in ogni modo, dalla perfidia sessuale o sociale al calcio nelle palle, o quale pupazzo da sollevare nell’illusione e sprofondare nella delusione con il massimo del dileggio, della sofferenza e della perfidia possibili, pezzo di legno su cui provare l’avvenenza e innanzi a cui permettersi di tutto, qualsiasi provocazione più o meno sessuata, qualsiasi irrisione al disio, qualsiasi ferimento intimo, qualsiasi dolore fisico e mentale, qualsiasi disagio da sessuale ad esistenziale, e sbranamenti economico-sentimentali da adulti permessi dal misto di stupidità cavalleresca e demagogia femminista, e infine, se non basta, privazione di tutti i beni e della libertà personale con accuse false e strumentali supportate da leggi di derivazione fascista e applicazione femminista con le quali si può mandare chiunque in galera con la sola parola dell’accusa).

Che differenza c’è fra espellere un professore o uno studente dalla facoltà in quanto ebreo e impedirne l’accesso “perchè il posto per bilanciamento di genere spetta a docenti/studenti di sesso femminile”?

Quale differenza ci è fra vietare un locale agli ebrei in quanto ebrei e non farvi entrare maschi o pretendere che paghino in quanto uomini?

Quale differenza c’è a pompare pseudoricerche dimostranti una superiorità intellettuale ariana rispetto a farlo a proposito di una presunta superiorità femminile?

Quale differenza c’è fra il privare un uomo di tutti i suoi beni in quanto ebreo e fare lo stesso con un ex-marito tramite leggi apparentemente uguali per tutti ma in realtà applicate contro di lui in quanto maschio?

Quale differenza vi è fra mettere in prigionia migliaia o milioni di uomini solo perchè appartenenti ad una determinata razza, e fare la stessa cosa con migliaia (e, se consideriamo il mondo, milioni) di uomini condannati (contro ogni presunzione di innocenza e oggettività del diritto solo in quanto uomini) a pene da omicida (guardati il caso di Carlo Parlanti) sulla sola parola dell’accusa, anche prima e anche senza riscontri oggettivi o testimonianze terze della presunta violenza?

Non sono domande retoriche: la differenza è precisamente nel fatto che gli ebrei, essendo stati pubblicamente dichiarati nemici dai nazisti, potevano capire e, quando possibile, scappare dai paesi affetti da cancro nazista, mentre noi (probabilmente nella nostra maggioranza anche assai meno furbi, vedendo con quanta compiacenza abbiamo accettiamo)

veniamo irretiti dalla propaganda e possiamo cadere in ogni momento nel buco nero di una moderna Dacau (se pensi a chi deve fare straordinari e dormire in macchina per mantenere per la ex il tenore di vita matrimoniale non troverai troppe differenze con il campo di lavoro forzato, se non, appunto il fatto che al posto del filo spinato vi è una cortina di “civile” menzogna e di apparente “libertà”).

Invito gli zerbini che leggono a rivolgere altrove la solita tiritela su “il dinamismo femminile e “i diritti conquistati dalle donne”. Perchè questo deve essere chiaro: solo quando l’uomo si fa pecora la donna si fa lupo.

Se anzichè essere in un mondo di sessantottini le femministe si fossero trovate in un mondo di uomini con le palle, sarebbero state falciate a colpi di mitra, prima di poter continuare a marciare sospingendo le leggi su aborto, divorzio e violenza sessuale, le quali hanno, con le loro applicazioni giudiziarie a senso unico, distrutto ogni principio di ragione, di diritto, di presunzione di innocenza, di proporzionalità della pena, di morale accettabile, di logica comportamentale, di uguaglianza davanti alla legge, e, con il loro effetto “sociale”, ottenuto, dietro il paravento di una finta uguaglianza, di lasciar alle donne (anzi, di sacralizzare con principi spesso travalicanti la libertà personale e sfocianti nel “diritto” a fare la stronza, a illudere a permettersi di tutto senza dover temere le conseguenze, fino alla lesione della presunzione di innocenza pur di non lasciare il dubbio che minimi o presunti ferimenti alla sensibilità

femminea rimanessero impuniti nel concreto o in abstracto non riconosciuti) la possibilità

di esercitare senza limiti nè remore nè regole la loro naturale preminenza nelle sfere più rilevanti davanti alla natura, alla discendenza ed alla felicità

individuale e al contempo di conceder loro “pari opportunità” proprio in quanto l’uomo aveva creato collettivamente (le mirabili strutture dell’arte come della religione, della politica come della storia, del pensiero come della società ingiustamente chiamate oppressione unilaterale ma in realtà

umano ed equo tentativo di bilanciare in influenza sul mondo a apprezzamento sociale ed amoroso quanto dato alle donne dalla natura, affinchè anche l’uomo abbia la stessa libertà di scelta e la stessa forza contrattuale delle donne nella realtà della vita al di là delle apparenza sociali) e individualmente (per bilanciare con lo studio, il lavoro, la posizione sociale, la cultura, il potere, la ricchezza, la fama, il successo, e quant’altro consegue al merito o alla fortuna individuali tutto ciò che alle donne è dato in desiderabilità e potere, dalle disparità naturali nell’amore sessuale e nella riproduzione e da quelle psicologiche correlate alla predisposizione all’esser madri) per compensare tale preminenza.

Le donne hanno conquistato il sistema? Distruggiamolo, senza pietà come senza remore (“dai una spinta a quanto sta per cadere”, suggeriva lo zio Friedrich) e sulle rovine e con le rovine costruiamone un altro vivibile per noi!

Alla fin fine tutto il potere femminil-femminista si basa solo e soltanto sul fatto che la maggioranza degli uomini (che i 5/6 di noi siano coglioni lo aveva capito Schopenhauer) sostiene con la propria forza fisica e intellettuale lo stato attuale di cose. Basta che qualcosa (l’odio che sorge quando si è personalmente colpiti dalle stesse ingiustizie che fino ad un attimo prima, quando capitavano agli altri, si chiamavano “normalità”) faccia loro cambiare idea e il gioco è fatto.

Le donne non hanno mai conquistato nulla di nulla per forza propria. La “conquista dei diritti” è una panzanata. Gli uomini hanno semmai conquistato i loro diritti con guerre e rivoluzioni (strappandoli allo stato di cose precedente tramite le proprie forze e il proprio sangue, vedi rivoluzione francese ed età napoleonica). I diritti femminili sono stati gentilmente concessi perchè cosè è parso conveniente al sistema (vedi concessione del voto per pacifico riconoscimento post-bellico). Se un domani il sistema salterà (per attacco esterno o rivolte interna) le femmine umane, prive dei loro “cavalieri”, troveranno più conveniente piegarsi al nuovo giovane padrone (penso russo-asiatico o islamico) piuttosto che rischiare la pelle.

E frattanto gli zerbini asserviti al potere vulvare suggeriscono di non usare il termine “nazifemminismo” perchè poco spendibile? Come si può pensare di spendere parole con un nemico che o sostituisce la ragione con il mito (nel caso femminista, il mito implicito è quello matriarcale) e quando ragiona lo fa partendo da presupposti iniqui?

Se si partisse da principi di equità, il femminismo non avrebbe neppure passato la sua fase apparentemente “egalitaria”, giacchè sarebbe parso evidente come quelle mirabili strutture, dell’arte come della religione, delle politica come della storia, del pensiero come della società, da esso con voce mendace chiamate “oppressione” e “maschilismo” siano state solo l’equo, umano (oltrechè giusto e disperato) tentativo non già di opprimere le donne (chè non è l’obiettivo dei savi), bensì di non essere troppo da esse oppressi, bilanciando con lo studio, il lavoro, la posizione sociale, la ricchezza, il prestigio, il successo, la fama, la cultura, il potere, tutto quanto ad esse in desiderabilità (e potere) è dato per natura dalle disparità di numeri e desideri nell’amore sessuale nonchè da quelle psicologiche correlate alla predisposizioni all’esser madri (e quindi a dialogare anche senza parole, a intuire bisogni e pensieri anche senza comunicare, a manipolare l’anima quando è pur mo’ nata), in virtù delle quali la loro influenza sugli uomini (esercitata, a prescindere da ogni ruolo e condizione sociale, per mezzo di quanto su di essi vi è di più profondo e irrazionale) risulta (come notava pure quello sciocco di Rousseau) sempre maggiore di quella inversa.

Se si usasse la ragione, parrebbe evidente l’incompatibilità tra i principi di uguaglianza nel diritto e l’attuale trattamento riservato ai genitori di sesso maschile, tra la presunzione di innocenza (per la quale, dopo aver messo in dubbio tanto la parola dell’accusa quanto quella della difesa per indagare senza pregiudizi, in caso assenza di riscontri oggettivi o di altri elementi atti ad avvalorare all’esterno l’una o l’altra tesi, si dovrebbe decidere “pro reo”) e il modus operandi della magistratura in ogni caso di presunta “violenza sessuale” (ove in principio pare “in dubio pro muliere”), fra l’oggettività del diritto (per il quale il confine fra lecito e illecito deve essere stabilito a priori in maniera chiara per tutti) e l’onnicomprensive definizione di molestie o stalking (in cui il fatto criminoso è definito a posteriori dalla presunta vittima in base a propri soggettivi e aprioristicamente inconoscibili parametri), fra i principi dello stato liberale e il modo in cui (facendo valere argomentazioni mai tirate in ballo per ogni altra attività, anche per quelle nelle quali sfruttamento e tratta sono pur presenti) ci si rifiuta di regolamentare la prostituzione.

Se invece chi contesta le quote rosa (ovvero un antimeritocratico livellamento a posteriori di una condizione dispari solo all’apparenza, in quanto nascente, come accennato dalla necessità da parte nostra di compensare socialmente la posizione di privilegio, per non dire preminenza, posseduta dalla donna nelle sfere più rilevanti innanzi alla natura, alla discendenza ed alla felicità individuale) è definito maschilista, se chi sostiene i padri separati (spesso ridotti, dalla propria patria, a vivere come patrioti esuli ottocenteschi privati, per dirla con Verga, “di famiglia, casa, roba”) è detto misogino, se chi non accetta di mettere in galera ogni accusato anche prima e anche senza riscontri oggettivi e testimonianza terze della presunta vionenza è chiamato “difensore degli stupratori”, se chi contesta la deriva femminista del diritto è detto “retrogrado”, se chi (basandosi su dati diversi da quelli ideologicamente orientati dei proibizionisti) nega il legame fra regolamentazione della prostituzione e tratta (e afferma che in ogni caso la seconda vada combattuta salvaguardando la libertà dei singoli nella prima, esattamente come si fa per quelle attività come la manifattura, l’agricoltura e i servizi sociali nei quali viene impiegata la maggioranza delle persone trafficate: nessuno si sogna di proibire l’acquisto si scarpe, di pomodori o di servizi dalle badanti con la scusa che “il mercato alimenta la tratta”) significa che siamo nell’irrazionalismo irreversibile (ecco perchè con il nazifemminismo non si ragiona).

Concordo sulla Germania, paese non femminista ma semplicemente emancipato. Non concordo con la Svezia, dove il femminismo è pura demagogia (c’è forse vera parità in quanto davvero conta davanti alla natura, alla discendenza ed alla felicità individuale? Le donne si fanno forse avanti per prime alla pari degli uomini? E’ possibile per un ragazzo conquistare una coetanea semplicemente mostrando le proprie doti estetico-intellettive, o comunque senza passare sotto le forche caudine del corteggiamento? E’ possibile per un uomo avere le stesse opportunità di essere universalmente mirato, amorosamente disiato, socialmente accettato, date ad una donna dalla bellezza, o, meglio, dalla sua illusione, senza aver raggiunto una data posizione socio-economica?) e, al di là del caso Assange, sta divenendo il nazismo del XXI secolo (con tanto di esperimenti “scientifici” su un mondo senza uomini e di prove “sociali” di bambini costretti a pisciare seduti).

Non dobbiamo reinventarci. Sarebbe come per un antinazista accettare di essere “rieducato”.

Si potrebbe poi parlare di accettare o meno di cambiare il nostro “modello di genere” se vi fosse una possibilità di scelta. Ma se per la donna la carriera è una scelta, per l’uomo è un obbligo, in quanto non ha il privilegio di natura e cultura di essere universalmente mirato, amorosamente disiato e socialmente accettato in sè e per sè per la grazie, la leggiadria, la bellezza (o, meglio, l’illusione del desiderio), come la “donna”, senza bisogno di mostrare obbligatoriamente altre doti o compiere particolari imprese, ma, proprio in quanto “uomo”, DEVE (a prescindere dal volerlo o meno) costruirsi una visibilità, una desiderabilità, una accettazione tramite la propria azione affermatrice nella società, e se non vi riesce rimane negletto dalle donne e trasparente per la società  (poichè non possiede neppure quell’influsso psicologico esercitato dalle donne per natura su quanto negli uomini vi è di più profondo e irrazionale).

Solo se riesce a primeggiare socialmente può realisticamente sperare di essere scelto da quelle donne della cui bellezza sente primario bisogno, a prescindere dagli schemi culturali,e dalle credenze ideologiche, perchè fin dalla natura la femmina pretende, in cambio del proprio concedere quanto di più fortemente e intersoggettivamente desiderato e valutato esista al mondo, ovvero le proprie grazie, almeno l’eccellenza nelle doti qualificanti di volta in volta la specie e conferenti primato o prestigio sociali. Una donna più ricca, più colta e con più possibilità di divertimento, successo e potere pretende semplicemente di più, dal suo uomo, in termini di posizione sociale, ricchezza, e possibilità di offrire miglioramenti di vita, oppure, vuole un uomo che eccella in qualcosa di diverso (come ad esempio un artista o un premio Nobel), ma di certo non si contenta dei “buoni sentimenti” (come del resto non se ne accontenterebbe un uomo).

Tutti i riscontri disincantati sulla realtà quotidiana confermano questo. E la spiegazione è biologica (spesso psicologi e sociologi pretendono di descrivere e spiegare l’uomo come fosse puro spirito, senza tenere presente come prima di tutto sia un essere vivente, come anche la sua anima sia un prodotto dell’evoluzione naturale e come il suo comportamento, i suoi bisogni e i suoi pensieri ultimi siano determinati, sia individualmente sia socialmente, dalle strutture biologiche di cui è costituito).

Poichè l’uomo, se avesse a disposizione cento donne, potrebbe generare in un anno cento figli al pari del re priamo, mentre la donna, anche se avesse cento uomini potrebbe partorirne uno solo nello stesso tempo, la natura, la quale ha a cuore l’accrescimento e la selezione della specie, non già la felicità degli individui, fa sì che il primo desideri godere delle bellezze corporali del maggior numero di donne possibili e cerchi dunque sempre anche 100 donne contemporaneamente subitaneamente attratto al primo sguardo dalle loro forme e dalle loro chiome, mentre la seconda voglia prima di tutto esser sommamente bella e disiabile per poi attorniarsi sì magari anche di 100 uomini, ma non per copulare con tutti, bensì per selezionare, fra coloro attirati dalle sue grazie, colui che mostra di eccellere nelle doti volute da lei e non necessariamente estetiche (non solo bellezza, ma anche cultura, sensibilità, potere, forza, intelligenza, cuore, o quant’altro ogni singola donna soggettivamente ritiene importante) e d’essere il miglior padre per la futura prole.

No, non solo per le puttane, che sono una minoranza, servono i denari, ma per gran parte delle donne “normali”, giacchè l’istinto femminile non è disiare diffusivamente come l’uomo, ma selezionare l’eccellenza, la quale in un mondo capitalista tende ineluttabilmente ad identificarsi più o meno velatamente con quella economica. Oggettivamente, al di là di ogni demagogia anti-consumistica, il denaro è quanto di meglio esista per fornire non solo una base su cui vivere serenamente in coppia, ma anche una possibilità di garantire il benessere e l’avvenire ai figli. Per questo l’uomo deve possederne anche se non si parla di “puttane”. Anche le donne normali lo pretendono. Non è una questione di interessi, ma di desideri.

Tutto ciò continua a muovere i desideri indipendentemente da quanto pensano, studiano e progettano gli individui nelle loro singole vite, e quindi rimane vero anche quando magari nè l’uomo, nè la donna desidererebbero consciamente avere figli o amanti o inseguire donne o attirare uomini. L’uomo desidera un seno anche quando non pensa all’allattamento del fanciullo e la donna desidera il migliore fra gli uomini anche quando non pensa di farsi mantenere o di procreare. E’ la natura a far desiderare agli uomini e alle donne quanto è utile alla propagazione, all’accrescimento e alla selezione della specie e a rendere desiderabile la persone del sesso opposto che “corrisponde individualmente” e possiede le doti più utili alla specie.

Chi non capisce questo o lo nega per portare avanti tesi “sociali” lo fa o per imbecillità, o per l’illusione di credere l’amore qualcosa di puro e di divino, o per poter continuare a costringere a proprio comodo e capriccio gli uomini a vivere contro natura e a farli sentire in colpa quando non vi riescono.

La natura (nostra e altrui) non si cambia (ma si compensa con l’ingegno e la volontà).

Nessuno può cambiare la propria natura nè deve essere costretti a farlo (come pretendono invece tutti i totalitarismi, a destra come a sinistra, sempre pronti a parlare di “uomo nuovo”). L’evoluzione naturale è qualcosa che avviene in milioni di anni e non riguarda il singolo individuo (i cui fini non interessano alla specie). Nel relativamente breve periodo della storia, l’evoluzione è consistita non in una modificazione della natura umana, ma dell’ambiente circostante (per questo, con una battuta, qualcuno più famoso di me ha detto il progresso essere fatto da uomini “immaturi”) al fine di affermare qualcosa che, pur uscendo dai fini della specie, e possedendo le caratteristiche di un io, andasse in grandezza, potenza e durata di là dall’individuo effimero (famiglia, casta, stirpe, popolo, impero). Nell’ancora più breve periodo della vita umana individuale, se i diritti di libertà e felicità esistono, ogni uomo deve poter essere libero di agire nel mondo per affermarsi, per compensare in desiderabilità e potere ogni rapporto con la donna, per accrescere la propria forza contrattuale al di lei cospetto, per aumentare il proprio valore fino a rendere nella donna il bisogno e la brama di ottenere ciò che essi possono fornire – si parli di denaro, utilità economiche o favori carrieristici o viceversa di doti intellettuali, cultura, virtù – pari o addirittura maggiore di quella da essi provata per le bionde chiome, il claro viso, le belle forme e l’altre grazie d’un bel corpo principesco.

Si tratta da un lato (come dico io) di fornire all’uomo (non solo al capobranco o all’eccellenza incarnata, ma all’uomo normale, corrispondente maschile di quelle fanciulla di bellezza non mai alta ma di comportamento sempre altezzoso le quali, anche se non soprattutto, quando di bellezza men che mediocre, di intelletto banale e di simpatia inesistente, si atteggiano a miss mondo) doti immediatamente apprezzabili ed oggettivamente valide al pari della bellezza (o, se vogliamo della sua illusione creata dal disio), con cui possano essere amorosamente disiati, socialmente accettati e universalmente mirati al primo sguardo di per sè (senza obbligo di mostrare altre qualità o compiere particolari imprese) come le fanciulle lo sono per le loro grazie, di cui le donne sentano bisogno/brama di intensità, fulmineità e ineluttabilità pari a quanto provato dall’uomo innanzi alle belle forme, e con cui bilanciare in desiderabilità e potere un eventuale rapporto (o anche solo renderlo possibile facendo desiderabile da parte della donna allo stesso modo in cui lo è fin dal primo sguardo da parte dell’uomo incantato dal claro viso, della lunghe chiome, dall’alta figura di dea, dal corpo statuario, dalla liscia pelle ed indorata come sabbia baciata dall’onde dalle membra modellate, dalle forme rotonde del petto, dal ventre piatto e levigato, dalle lunghissime gambe ed abbronzate, e dall’altre grazie ch’è bello tacere, un incontro solus ad solam in cui poi mostrare l’eventuale presenza o eccellenza delle qualità di sentimento o intelletto d’apprezzamento soggettivo e arbitrario – chè senza tale occasione, anche se possedute, rimarrebbero come una chiave giusta dimenticata appesa al muro), il corrispondente umano e attuale di quanto nei pavoni sarebbe la coda posseduta solo dai maschi e di quanto nel mondo di ieri era la possibilità (concessa solo agli uomini) di uscire e far uscire di sera (dando alle ragazze un motivo per essere interessate ai coetanei maschi almeno quanto questi lo sono ed erano ad esse per bisogno naturale), e dall’altro (come dicono gli uomini innominabili) di costruire strutture sociali che rendano per la donna desiderabile, vantaggioso o addirittura necessario il concedersi nel sogno estetico completo almeno quanto il riceverlo lo sia per gli uomini (magari tramite una cultura che anzichè esaltare e proteggere la turris eburnea pronta a costruire il proprio valore economico-sentimentale negandosi e rendendosi inaccessibile, a trattare con malcelata sufficienza o aperto disprezzo chiunque tenti un qualsiasi approccio, a comportarsi nel sesso come l’opec nel petrolio, rendendo l’appagamento del bisogno naturale maschile quanto di più raro, difficile, faticoso, costoso, sotto ogni punto di vista materiale e morale, per non dire frustrante, spossante, umiliante, irridente e tirannico esista sulla faccia della terra, elogi, apprezzi e renda socialmente nobile ed elevata la donna libertina con il maggior numero di maschi “normali”).

Tutto ciò si può costruire senza costrizione alcuna: basta spogliarsi della dittature femminista del 50 e 50 e di quella cavalleresca della “dignità” della donna in senso paolino-sessuofobico-oligopolistico.

La libertà di scelta va mantenuta per i singoli, ma tutti vanno posti su un piano di parità di forza contrattuale (e quindi di libertà di scelta) di partenza, bilanciando le disparità naturali (ovviamente tali equi e umani bilanciamenti non vanno appellati oppressione o discriminazione).

Non esiste parità se una della due parti deve partire guardando dal basso verso l’alto chi è posta sul piedistallo del disio da natura e cultura.

Non esiste libertà se non vi è nei fatti una effettiva possibilità di scelta grazie ad una forza contrattuale sostenuta dalla natura o dalla cultura.

Che senso ha parlare di uguale diritto a vivere liberi e felici se si tengono tutte le femmine in piedi sul privilegiato piedistallo del disio e si lascia la stra-grande maggioranza dei maschi in balia di disparità naturali non compensabili per colpa di convenzioni sociali cavalleresche o femministe?

Le situazioni psicologiche vissute al principio di ogni contatto umano anche solo vagamente e potenzialmente sessuale non sono reversibile fra uomini e donne, perchè le disparità di desideri sono sempre a loro favore e, almeno all’inizio della conoscenza, lo sono anche quelle psicologiche (loro già universalmente mirate, amorosamente disiate e socialmente accettate per quello che sono (belle – quando manca la bellezza supplisce l’illusione del disio), noi costretti a “fare qualcosa” per apparire all’altezza,

voi nella condizione di potervi già abbandonare alle onde se non della voluttà almeno del diletto, rilassare e divertire, noi angustiati dal disio e sottoposti alla tensione psicologica di un esame, voi nella situazione di poter scegliere se divertirsi con noi o su di noi, di poter valutare con calma l’eventuale presenza/eccellenza in noi delle doti di sentimento o intelletto volute, pregustarne la presenza in un caso o irriderne l’assenza nell’altro, noi costretti come mendicanti alla corte dei miracoli a guardare dal basso verso l’alto nell’attesa speranzosa di una sportula, o comunque a tollerare i rischi e le fatiche della conquista senza poter fare obiezioni).

Abbiamo capito benissimo (che dobbiamo ammodernarci, che sarebbe bello poter cambiare ed avere le stesse possibilità di scelta delle donne, e soprattutto le stesse armi in termini di desiderabilità e potere a prescindere dalla posizione sociale), ma non abbiamo la possibilità oggettiva di fare altrettanto, vedi sopra.

Per noi la carriera è l’unico modo (in un mondo capitalista, s’intende), di bilanciare in desiderabilità  e potere quanto alle donne è dato per natura dalle disparità  di desideri nell’amore sessuale e da quelle psicologiche correlate alla predisposizione all’esser madre.

E non tirare fuori da “uomo moderno” le solite fumisterie femministe. Quanto affermo come necessario per l’uomo non è per comandare, è solo per scopare o, meglio, per sentirsi apprezzati, come voi, senza neanche rendervene conto, lo siete di per sè per la grazia, la leggiadria, l’essenza mondana, la bellezza (anche quando non c’è subentra l’illusione del desiderio).

E, comunque la si pensi su natura, cultura ed emancipazione femminile, noi uomini dobbiamo costruire qualcosa di intersoggettivamente valido e immediatamente apprezzato al pari della bellezza per essere universalmente mirati, amorosamente disisati e socialmente accettati come voi lo siete per le vostre grazie corporali, altrimenti le occasioni (di incontro e apprezzamento reciproco) non avvengono. Figuriamoci se avviene di poter diventare padre!

Vi sono in effetti uomini che, seguendo la critica al modello dell’uomo impegnato tutto sul successo lavorativo, vivono infischiandosene del lavoro e della carriera, di compensare con lo studio, il lavoro, il denaro, il potere, la cultura, il prestigio, il successo, la fatica, l’impegno, la fortuna e/o il merito individuali quanto in desiderabilità e potere è dato alle donne per natura : peccato siano proprio coloro i quali sono da te implicitamente criticati, coloro che “si lasciano andare”.

Del resto, quando o per mancanza effettiva di doti personali, o per assenza di impegno o per sfortuna, o per oggettiva impossibilità imposta dall’esterno (ad esempio: ambiente gerontocratico, assenza di meritocrazia o comunque di possibilità di farsi valere quandi si è giovani e pieni di forze mentali) non si riesce a conquistare una certa posizione nella società, è comprensibile (ed in una certa misura ragionevole e giusto) non voler avere nulla a che fare con la società e con le donne, perchè nella prima si rimarrebbe de facto apolidi (poichè privi di armi, come possono essere per le donne la bellezza e l’influsso psicologico correlato alla predisposizione all’esser madre, per agire su di essa) e dalle seconde si potrebbero rimediare soltanto inganni profondi, irrisioni al disio, umiliazioni pubbliche e private, ferimenti intimi, sofferenze nel corpo e nella psiche rese infernali dalle implicite promesse della concessione di un paradiso, inappagamenti fisici e mentali e disagi da sessuali ad esistenziali, e non perchè le donne siano particolarmente “cattive” (ovvero più cattive di qualunque essere umano si trovi realmente nella condizione di poter infierire sull’altro o comunque di esercitare una forza contrattuale infinitamente superiore a quella subita), ma semplicemente perchè un uomo privo di posizione sociale, ricchezza, potere, cultura, fama, prestigio, successo non ha in un potenziale incontro (il quale, se amoroso, ha sempre qualcosa dello scontro) alcuna arma da contrapporre a quella della bellezza, alcun valore con cui bilanciare (in desiderabilità  e potere) un eventuale rapporto (il quale è sempre un dare e avere), alcuna dote, al pari della bellezza oggettivamente valida e immediatamente apprezzabile, per essere mirato da tutti, disiato al primo sguardo e accettato dalla società così come le donne lo sono per le grazie corporali (con cui quindi bilanciare il rapporto di forza contrattuale).

Molti di voi sono partiti a cercare maggior fortuna femminile all’estero proprio per questi motivi: perchè è impossibile vivere sentimentalmente, sessualmente e quindi psicologicamente in Italia (ma la stessa cosa ormai vale per tutto l’occidente dominato dalla cultura yankee). Credo, però, che non serva postare qui l’elenco di uomini la cui vita è stata (non solo psicologicamente) distrutta dal femminismo. Basterebbe il caso di Carlo Parlanti (digitatelo su google e vedrete) per condannare l’intero sistema occidentale come sistema criminale nazista (non è sulla quantità dei crimini che si deve valutare, ma sulla loro natura, ammesso e non concesso che gli innocenti condannati in questi anni non siano già milioni). Avete ancora bisogno di incitamento per capire che la nostra rivolta non è solo “per la gnocca”, ma “per la vita”? Non c’è vita per noi nell’occidente femminista. L’aspetto gnocca è solo quello più “folkloristico”.

Per non saltare il turno della nostra generazione dobbiamo fare per noi stessi quello da cui la legge ha iniziato ad esentarci per lo stato: arruolarci.

Dobbiamo semplicemente tornare a combattere per noi stessi e non farci più infinocchiare dalla morale cristiano-egalitaria (Nietzsche docet) che sta avendo la sua fase terminale nel femminismo e i cui effetti devastanti sulla psiche dei giovani e sulla vita degli uomini sono di tutta evidenza.

Se Mussolini poteva vantarsi di “otto milioni di baionette”, a noi basta che ognuno di noi imbracci un fucile per avere nove milioni di soldati. Saremmo molti di più di coloro che, costituendo il braccio armato dello stato femminista, dovrebbero controllarci e condannarci, ammesso e concesso che tutti i militari, i poliziotti e i giudici rifiutino di capire come in quanto uomini convenga loro smettere di difendere gli interessi materiali e ideali del femminismo.

Basterebbe decidere di rompere il patto sociale con uno stato ormai servo della finanza internazionale (la quale sì è nemica del popoli, ma, al contrario di quanto pensava Hitler, non coincide semplicisticamente con “i savi di Sion”) e del femminismo.

Sant’Agostino diceva che non esiste mai nella storia una parte buona ed una cattiva e solo Dio potrebbe distinguere all’interno di ogni popolo, di ogni città terrena, gli abitanti del regno del bene e quelli del regno del male. Allo stesso modo noi, senza per partito preso sparare pro o contro questo o quel popolo, questa o quella nazione, questa o quella razza, siamo chiamati a usare le nostre facoltà mentali per capire chi ci è nemico e chi ci è amico. E il nostro fucile per colpire l’uno difendendo l’altro. Opporre una qualsiasi altra considerazione politica, morale, storica, sarebbe ora un delitto. Cosa aspettiamo ancora, di non avere più neanche 50 euro da spendere? O che gli stati diffondano sistemi elettronici di controllo e coercizione di massa per impedirci DAVVERO di essere uomini liberi?

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