Magna Charta Vaginorum

La Magna Charta Vaginorum è un documento che si evince, in maniera diretta (ministero delle Pari opportunità) e indiretta (effetti del predetto Ministero sulle politiche sociali, economiche, impresa, matrimonio, legalità, lavoro, previdenza sociale etc etc), imposta sulla Costituzione Italiana, grazie alla sensibilità di Romano Senzafiga, con l’ausilio dell’abnegazione totale della politica tutta dell’epoca, che grazie alla neo corrente nazifemminisma, è riuscito ad istituire ed imporre, anche in Italia, a tutti i cittadini di sesso maschile ed eterosessuali, Nel 1996, il neo reggente del consiglio,  Romano Senzafiga, nomina per la prima volta un ministro per le Pari Opportunità, una decisione maturata dopo la IV° Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne, che si svolse nel 1995 sel paese del Sol Levante, a conferma della sua totale abnegazione al capitalismo (membro del Gruppo Bilderberg) e della necessità di infiltrare il nazifemminismo in politica, da usare come braccio armato.

Viene chiamata “Magna” per tenerla distinta dalla Costituzione Italiana, un provvedimento minore, una Charta, approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947. Fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 298, edizione straordinaria, del 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948, ormai obsoleta e non utile ai fini del nazifemmismo.

La Magna Charta Vaginorum è stata interpretata a posteriori come il primo documento fondamentale per il riconoscimento universale dei diritti dei cittadini di sesso femminile, dei gay, delle lesbiche, dei trans, degli animali domestici, degli extracomunitari (in particolare quelli di sesso femminile) , sebbene essa vada inscritta nel quadro di una giurisprudenza nazista, nella sostanza, la Magna Charta Vaginorum impone privilegi alla Vulva ed al capitalismo, diminuendo se non eliminandoli completamente, per tutti i cittadini di sesso maschile ed eterosessuali, come previsto nella obsoleta Costituzione Italiana.

Tra i suoi articoli ricordiamo:

  •  il divieto per il Governo di imporre nuove tasse alle donne, senza il previo consenso del “commune consilium vaginorum” (consiglio comune della vagina, formato da nazifemministe reggenti il potere politico, dei media e di internet, dai rappresentanti del clero e del capitalismo), si consente tali imposizioni, per tacito accordo, nel caso siano inflitte agli uomini eterosessuali.
  •  la garanzia, valida per tutte le donne di condizione libera, di non poter essere imprigionate senza prima aver sostenuto un regolare processo mediatico,  da parte di una corte di pari opportunità, se la norma e incerta o il tribunale non competente, o secondo la “legge della vagina” (articolo in cui si ribadisce il principio del “habeas corpus vaginum? no culpam! comprensionem necessitates est norma”)
  •  la proporzionalità della pena, rispetto al reato, se commesso da uomo o da donna
  •  l’istituzione di un Ministero delle Pari Opportunità, che, nel caso in cui gli uomini avessero infranto i loro solenni impegni di schiavi, il Governo doveva fargli guerra, chiedendo la partecipazione di tutti i cittadini (articolo in cui si manifesta il futuro principio della legittima resistenza all’oppressione maschilista di un governo patriarcale ed ingiusto)
  •  l’integrità e libertà della donna sempre e comunque (articolo 1), precedentemente messa in discussione sia dalla disputa tra l’intelligenza e la logica, ed in seguito dal buonsenso e dalla equa Costituzione Italiana, sulla giurisdizione regia nelle cause criminali contro le donne, sia dall’iniziale mancato riconoscimento della figura maschile, sia del diritto alla non uguaglianza dei cittadini dinanzi alle leggi costituzionali, compiuto solo dopo la scomunica da parte della figura paterna e del genere maschile nella società.

La Magna Charta Vaginorum regolamenta inoltre l’importante legge consuetudinaria detta “della figa“, abolendo i demani penis regi (in latino domini indiscussi dell’uomo) creati sotto il regno di madre natura e ne regolamenta le relative multe da comminare ai trasgressori maschili in caso di obiezione.

In materia economica, la Magna Charta Vaginorum fa salve le “antiquas vaginorum libertates” in caso siano di provenienza di esseri muniti di pene che siano estremamente belli e che abbiano potere -mediatico/politico/economico/sociale -, concede a tutti loro, esclusi quelli che successivamente si mettono contro il capitalismo, il diritto gratuito di ingresso e di uscita dalla vagina, dall’utilizzo del corpo delle donne per i più disparati fini, a loro piacimento, in particolar modo se da tale utilizzo vi sia un ritorno economico per entrambe le parti; infine per agevolare il capitalismo, impone che in tutta la nazione vengano adottate identiche misure per i gay, le lesbiche, i trans, gli animali domestici, gli extracomunitari (in particolare per quelli di sesso femminile) (articolo 35).   Benché la Magna Charta Vaginorum, nel corso degli anni, sia stata ripetutamente modificata da leggi nazifemministe ordinarie, emanate dal parlamento, conserva tuttora lo status di Carta fondamentale al posto della Costituzione Italiana.

Una copia ben conservata della obsoleta Costituzione Italiana si puo leggere qui!

Vediamo infine, un veloce raffronto tra i principi fondamentali dell’obsoleta Costituzione Italiana e la Magna Charta Vaginorum:

Costituzione Italiana

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

MAGNA CHARTA VAGINORUM

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica nazifemminista non democratica, fondata sul lavoro degli schiavi maschi.

La sovranità appartiene al popolo femminile, che la esercita nelle forme e nei limiti della Magna Charta Vaginorum, retta dal Ministro delle Pari Opportunità, che tutela l’integrità e libertà della donna sempre e comunque.

Costituzione Italiana

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Magna Charta Vaginorum

Art. 2.

La Repubblica nazifemminista riconosce e garantisce i diritti inviolabili della donna, sia come singola sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, legale e sociale, oltre allo schiavismo indiscusso degli uomini tutti.

Costituzione Italiana

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Magna Charta Vaginorum

Art. 3.

Tutti i cittadini di sesso femminile, i gay, le lesbiche, i trans, gli animali domestici, gli extracomunitari (in particolare quelli di sesso femminile) hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, ad esclusione del genere maschile, a prescindere dalla razza, dalla lingua, dalla religione, dalle opinioni politiche, dalle condizioni personali e sociali che gli uomini possono avere.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini di sesso femminile, i gay, le lesbiche, i trans, gli animali domestici, gli extracomunitari (in particolare quelli di sesso femminile), che impediscono il pieno sviluppo della donna e l’effettiva partecipazione, in tutti i lavoratori meno faticosi e rischiosi, dall’organizzazione politica, economica, legale, mediatica e sociale del Paese.

Costituzione Italiana

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Magna Charta Vaginorum

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini di sesso femminile il diritto al lavoro, come sancito nei modi e nei termini dal Ministero delle Pari Opportunità, e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadina ha il diritto di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale di se stessa e funzionale al genere femminile.

.. mi fermo qui, ma credo che possiate prendere coscienza della Magna Charta Vaginorum in ogni situazione quotidiana.

Per concludere, un rapido cenno alla parte dei diritti doveri

Costituzione Italiana

PARTE I DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

TITOLO I  RAPPORTI CIVILI

Art. 13.

La libertà personale è inviolabile.  Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Magna Charta Vaginorum

PARTE I

DIRITTI DELLE DONNE E DOVERI DEGLI UOMINI

TITOLO I  RAPPORTI CONTROLLATI

Art. 13.

La libertà personale della donna è inviolabile.  Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale della donna, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge mediatica, avvallata dal Ministero delle Pari Opportunità.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva, fatto salvo per i cittadini di sesso maschile, ai quali verranno imputati tutti gli aggravanti, come sancito dall’On. Massimo Della Pena.

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